Spot Cooling, che cos’è e come funziona il raffreddamento mirato?

Che cos’è lo spot cooling

In estate il raffrescamento negli ambienti di lavoro è a dir poco essenziale. Tuttavia, assicurare una temperatura gradevole nei grandi spazi produttivi, come ad esempio i capannoni, significa molto spesso andare incontro a bollette salate. Uno dei migliori modi per contenere i costi energetici è applicare lo spot cooling. Di che cosa si tratta?

Nella pratica, è un raffreddamento mirato che interessa solo alcune aree operative, Nelle prossime righe osserveremo da vicino su quali principi si basa questa metodologia di raffrescamento e ci soffermeremo su tutti i vantaggi che comporta.

Che cos’è lo spot cooling?

Per comprendere cosa sia lo spot cooling dobbiamo partire dal principio che è alla base del suo funzionamento. Il paradigma classico della climatizzazione prevede di rinfrescare indistintamente l’intero spazio per cui un determinato impianto è stato progettato. In un contesto industriale, però, tale scelta spesso significa sprecare energia per abbassare la temperatura di spazi vuoti o inutilizzati.

Lo spot cooling, invece, concentra il flusso di aria condizionata solo in specifiche aree operative, macchinari o postazioni di lavoro. Il concetto chiave è semplice: climatizzare le persone e i punti nevralgici, non l’intero fabbricato.

Così facendo, si creano dei microclimi circoscritti che garantiscono un comfort termico agli operatori e al tempo stesso limitano lo spreco delle risorse energetiche.

Come funzionano i sistemi di spot cooling?

Il funzionamento dei cosiddetti spot cooler sfrutta il principio del raffrescamento adiabatico. C’è però una differenza sostanziale rispetto ai classici condizionatori evaporativi. In questi l’aria calda attraversa un pannello bagnato d’acqua e la temperatura scende. Al tempo stesso però il tasso di umidità sale vertiginosamente e viene immesso nell’ambiente circostante: una concentrazione elevata di vapore acqueo nell’aria può intaccare negativamente i macchinari presenti.

Nei sistemi di spot cooling il raffreddamento adiabatico si sviluppa in due stadi:

  • pre-raffreddamento indiretto. L’aria esterna entra in uno scambiatore di calore aria-acqua senza venire mai a contatto diretto con il liquido. In questa fase la temperatura dell’aria crolla sensibilmente, ma il suo contenuto di umidità rimane del tutto inalterato.
  • raffreddamento diretto. L’aria, già raffreddata e secca, passa attraverso un secondo stadio evaporativo con pannelli brevettati (solitamente sono in alluminio con ioni d’argento). Questo ultimo passaggio determina un ulteriore crollo della temperatura.

L’aria erogata dagli spot cooler risulta così fino a 7°C più fredda rispetto ai classici raffrescatori evaporativi.

La modalità di erogazione dell’aria

Nei paragrafi precedenti abbiamo sottolineato come l’obiettivo dello spot cooling sia raffreddare solamente aree circoscritte. Quindi, per evitare che l’aria fresca prodotta si disperda nell’aria calda del capannone prima di raggiungere la postazione di lavoro, i sistemi di raffreddamento mirato utilizzano due approcci distributivi:

  • tubazioni a sezione ridotta ad altà velocita. L’aria condizionata viene fatta scorrere all’interno di condotti flessibili con un diametro interno contenuto. Così facendo, si crea una colonna d’aria compressa che viene direzionata verso il punto d’interesse;
  • diffusori orientabili e bocchette d’aria. Attraverso questi elementi il sistema crea una vera e propria “tenda d’aria fresca” invisibile che avvolge l’operatore garantendogli comfort termico e protezione dall’irraggiamento solare.

Integrazione con UTA e rooftop

Uno degli aspetti più interessanti riguardanti i sistemi di spot cooling è la possibilità di integrazione con le unità di trattamento d’aria (UTA) e i condizionatori rooftop già presenti ina azienda. In sostanza, si applica un modulo di preraffreddamento adiabatico sulla presa d’aria esterna dell’UTA. L’aria entra nell’impianto esistente già fredda abbattendo drasticamente lo sforzo dei compressori meccanici dell’edificio e garantendo un risparmio energetico estivo compreso tra il 50% e il 70%.

Quali sono i vantaggi dello spot cooling?

Dopo aver esaminato il funzionamento dei sistemi di spot cooling proviamo a fare un punto sui benefici generati negli ambienti operativi.

L’aspetto più lampante è ovviamente l’abbattimento dei consumi energetici. In alcuni contesti e a determinate condizioni il risparmio di risorse supera di gran lunga il 50% rispetto ai condizionatori meccanici tradizionale. Inotre, gli spot cooler sono dispositivi portatili che possono essere attivati e spenti a seconda delle esigenze.

Aldilà dei consumi energetici, i sistemi di spot cooling assicurano un’ottima qualità dell’aria. Infatti, sono spesso dotati di scambiatori di calore antibatterici pensati proprio per evitare contaminazioni dell’aria nell’ambiente raffrescato.

In quali settori viene utilizzato?

Tra i vantaggi dello spot cooling possiamo annoverare anche la sua versatilità. Infatti, i sistemi vengono applicati in numerosi contesti operativi, come:

  • settore manifatturiero. Gli spot cooler sono utilissimi lungo le catene di montaggio per offrire comfort termico agli operatori costretti a lavorare a contatto con macchinari che emettono grandi quantità di calore;
  • data center. In questi luoghi l’afflusso d’aria fresca deve essere costante, 24 ore su 24. Gli spot cooler vengono utilizzati in affiancamento degli impianti di condizionamento principali;
  • logistica. Risolvono il problema del calore nelle zone adibite a carico e scarico merce o nelle officine meccaniche dove i portoni restano continuamente aperti;
  • sanità. Qui, gli spot cooler aiutano a mantenere la temperatura costante in aree che non possono tollerare variazioni termiche come sale operatorie e laboratori di analisi;
  • eventi. I sistemi sono adatti anche per raffrescare le grandi aule per i congressi o tensostrutture attrezzate in occasione di manifestazioni pubbliche.

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